TOPICS OF THE WEEK - 19 - 25 October 2009 senectus morbus IPSA
more natural picture di Eugenio Scalfari è quella del Maestro del sapere col ditino indice alzato. La barba bianca ben curata e l’impeccabile abito danno all’insieme un qualcosa che potremmo definire a mezza strada tra il profetico e il benevolmente maestoso. Manca il fumetto, in questa immagine, ma sappiamo già che sta dicendo: “Siete tutti dei poveri pirla, ora vi spiego io”. Ci spiega cosa? Ma tutto, ovviamente, perché la fonte del Sapere inesauribile è onnisciente, per definizione. I suoi allievi stanno ad ascoltarlo estasiati, e più che le parole percepiscono il fluido di saggezza che emana. Le donne lo guardano languorose perché, nonostante l’età, lo trovano ancora di un indiscutibile fascino. E lui pontifica, says, generously spreads his wisdom to a world that is still an unexplained case lived for centuries and millennia without him. But perhaps Scalfari is not in the dimension of time, because Wisdom does not suffer from these earthly restrictions.
But I still prefer Franco Franchi and Ciccio Ingrassia. Oh, yes, because we have two comedians in Sicily for years flooded the cinemas with films like idiots who could not be more stupid. But they were buffoons, that was exactly what they wanted to do, and they can do as teachers. E si rideva, si rideva tanto, mentre il grande Eugenio ha la pretesa di fare il saggio comportandosi da buffone. Parliamoci chiaro: ciò che dice Scalfari potrà far fremere di emozione i frequentatori di salotti radical-chic, quelli stessi che nel 68 invitavano alle loro serate Mario Capanna, perché faceva tanto ma tanto chic avere in casa il rivoluzionario full-time, con barba e sguardo profondo, gran bel giovanotto e consolatore di nobildonne milanesi un po’ sfatte. Ma Scalfari oggi, come Capanna allora, non dice che un sacco di banalità, tritando e ritritando sempre gli stessi quattro concetti. Ma, visto che ha un uditorio, e che il suo vuoto pneumatico lo sa vendere, fa ancora buoni affari.
Insomma, finora aveva dimostrato di essere un venditore di aria fritta, ma tutt’altro che uno stupido.
Ora dobbiamo constatare con sincera tristezza che il grande Eugenio ha preso la strada del declino, ed essendo la stessa in discesa, non potrà che andare sempre più giù, sempre più giù. Del resto, ottantacinque anni sono un bel fardello, e anche se non è obbligatorio a quell’età incominciare a perder colpi, è di certo molto facile che accada. E il nostro Eugenio ha dimostrato come e quanto ormai abbia poche idee, ma ben confuse. Infatti possiamo accettare che da anni pretenda di indicare la strada politica da seguire (è pagato per farlo, del resto), che voglia dire un po’ di stupidate in genere sulla vita e sulla morte (quelle nessuno le ascolta, ma fa tanto tuttologo, che potrebbe fare un duetto con Adriano Celentano). Ma lo Scalfari teologo, questa è una novità che ci prende di sorpresa, anche perché, a parte che gli studi di teologia sono lunghi e complessi, ci viene da chiederci che senso abbia che un ateo dichiarato voglia occuparsi di teologia, che è poi lo studio di ciò che per lui non esiste. Mah! Profonda coerenza dei sapienti. E lo Scalfari teologo è emerso nell’Espresso del 23 ottobre. Sulla storica rivista, il grande Eugenio ha dedicato un po’ della sua saggezza a giudicare i Papi che negli ultimi decenni hanno retto le sorti della cristianità. E fin qui, nulla di strano, ognuno ha diritto di dire (nei limiti della civiltà e della buona educazione) ciò che vuole, anche sul Papa. Ma il grande Eugenio è miseramente crollato laddove ha voluto esprimere il suo giudizio negativo su Benedetto XVI definendolo un “modesto teologo”. Dell’attuale Pontefice i suoi detrattori hanno detto di tutto e di più, e alcuni, col plauso della sinistra democratica e antifascista e nata dalla Resistenza hanno anche impedito al Papa stesso di entrare all’università La Sapienza. Ma nessuno lo ha finora voluto svalutare come teologo, sia perché tanti suoi nemici hanno almeno l’intelligenza di non volersi avventurare su un terreno difficilissimo come quello della teologia, sia perché in questa materia Benedetto XVI è sempre stato riconosciuto come un Maestro, anche dai suoi più fieri, ma colti e preparati, avversari.
Ora è arrivato Eugenio Scalfari, Maestro di tutto e quindi anche di teologia. Già, perché per denunciare come “modesto” un teologo che da tutto il mondo (anche non cristiano) è riconosciuto come un Maestro, bisogna avere una solida, ma solida, preparazione teologica.
Mi dispiace davvero, caro dott. Scalfari. Da quando “la sera vi trovavate in via Veneto”, Lei ne ha fatta di strada. Ha fondato un quotidiano che scrive valanghe di panzane, ma è senza dubbio ben fatto. È diventato ricco e onorato. È diventato la Voce della Sinistra. Insomma, ha saputo sempre tenersi a galla senza perdere un colpo.
Ma ora ha perso una cosa che fa parte necessaria del patrimonio di chi voglia stand as a wise sense of the ridiculous.
judice, CARE TE IPSUM!
What do you think? That I was wrong and that the Latin motto saying "Physician, heal te ipsum", to warn those doctors who could not take care of themselves? No, no, I just write what I wrote. Yeah, because more and more it seems to me that our courts are in need of care, if it was (I'm not a doctor, I do not know) that there are treatments for most rampant megalomania.
A happy time was the judge who rendered justice, on the basis of laws. Now that everything is continually evolving (this does not mean at all that is improving), the court is more of a character that the law is not interested, just not interested in those old traditions that are now text. No, the judge, be better (mostly because it is never called upon to pay if he commits nonsense), create the rule, create new definitions of society, family, freedom, and so on. They call it "creative justice". Peccato che, ammazzando la certezza del diritto, ci faccia retrocedere a prima dell’editto di Rotari, il che è senza dubbio un bel progresso sulla strada della civiltà.
Veniamo al fatto specifico. Da sempre convinto che la famiglia sia l’unione spirituale e materiale di un uomo e una donna, unione per sua natura feconda, e che come tale goda di garanzie di legge, leggo e constato di non aver capito niente. Niente di niente, perché i giudici della 2° sezione penale della Corte di Cassazione hanno di recente dichiarato in una sentenza che la famiglia è “ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relationships and habits of life, relationships have been established to support and solidarity for an appreciable period of time. " And, we specify the masters of the law, because such a consortium could well define family simply "a certain stability of the relationship."
talked about megalomania. Yeah, because only those who are afflicted by this disease can be thought of redefining, plus a generic and a disheartening confusion, an institution like the family, which in its typical of fertile and stable union between a man and a woman, has only a few thousand years . According la “nuova” definizione di famiglia che ci viene sfornata dai magistrati di Cassazione, anche una caserma è una famiglia. A questo punto viene un fiero dubbi: i militari ivi alloggiati devono chiamare il comandante ancora “signor colonnello” o “papà” ?
Ma se un gruppo, misto o meno, di studenti e/o studentesse condivide una abitazione per un certo numero di anni, quelli pari alla durata del corso di laurea, questo gruppo è una famiglia?
Se Tizio, scapolo impenitente, ha tuttavia in casa una governante that takes care of him for years and years, thus forming a family?
And we could go ahead with a thousand examples. Cases of coexistence for various reasons, there are hundreds. And for better or worse come to create their "close ties and habits of life," because the living always involves a distribution of duties, shifts to look after the house, and so on. Then, when a period of time can be defined as "appreciable" is all to understand. Maybe the protagonists of that vile nonsense that is the "Big Brother" are, even without knowing it, a family.
Trivia, you might say, a ruling is not text. Of course, trivial. But aside from the fact that a Supreme Court ruling becomes a "guidance" for the other levels of courts, it is difficult not to be surprised in front of these judges do not read the norm, maybe not even know. Create, improvise, forgetting that the creator of the law is Parliament, not the judge. And only the latter is required only to enforce the law, nothing more and nothing less.
mentioned before a little thing called "certainty del diritto”. Si tratta di quella faccenda per cui il cittadino sa già quali sono le norme, a cosa va incontro violandole. Almeno, dovrebbe saperlo, perché le leggi sono scritte e pubblicate, e infatti nessuno può invocare a propria scusante l’ignoranza della legge.
Se viene a mancare la certezza del diritto, si entra nel campo dell’arbitrio, della totale incertezza in cui si insinua chi, esercitando un certo potere, crea la norma ad hoc. Uccidendo la certezza del diritti si inizia a uccidere la libertà delle persone.
Esattamente ciò che fanno i giudici che applicano la “giustizia creativa”.
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